Dall’accoglienza allo straniero
l’impegno per ridare fiducia alla comunità degli uomini.
(www.fratellimigrati.splinder.com)
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Viviamo un tempo segnato dall’inquietudine.
Il lavoro è sempre più precario, le retribuzioni e le pensioni non crescono in proporzione all’aumentare del costo della vita, anzi vi sono persone che perdono il lavoro e devono accettare nuove situazioni occupazionali con salari più bassi e incerti. I prezzi crescenti del petrolio, delle materie prime e dei beni alimentari rendono chiaro che le risorse sono limitate. Le donne e gli uomini si sentono più soli, cresce l’insicurezza, piccoli e grandi atti di criminalità comune e violenza vengono rilanciati e amplificati dalla stampa e dalle televisioni contribuendo ad accrescere la paura.
Vincere l’inquietudine e proseguire in una strada di progresso sociale e umano è possibile ma richiede scelte radicalmente nuove rispetto al modo di vivere e di consumare. Ciò metterebbe in crisi l’attuale sistema politico ed economico.
C’è chi non vuole e non può permetterlo, perderebbe il suo ruolo di potere sulla società.
Per non affrontare alla radice i problemi veri si inventa un nemico, lo si addita alla gente: è lo straniero. È’ lo straniero che porta via il lavoro, è lo straniero che ruba, che è violento, che ci porta via la casa, che sfrutta le nostre risorse, che mina la nostra identità, la nostra fede, il nostro benessere. Chi ha avuto in casa accanto ai propri anziani una governante dell’est Europa piuttosto che dell’Ecuador o della Bolivia ovvero ha nella propria azienda lavoratori albanesi o marocchini o rumeni o ucraini sa bene che la realtà è molto diversa da come ce la raccontano la televisione ed alcuni giornali nazionali e locali .
E’ pur vero che una parte dell’inquietudine degli italiani è causata da forme odiose di criminalità e di comportamenti deviati da parte di cittadini italiani e di cittadini immigrati.
Questi fatti non ci autorizzano tuttavia a criminalizzare in massa gli immigrati comunitari ed extracomunitari, anche se entrati sul territorio italiano senza permesso, e ancor meno alcuni di loro solo perché appartengono ad una specifica etnia.
Purtroppo la paura dello straniero e la sua criminalizzazione è un fatto sociale che si ripete nel tempo. Ne sono stati vittima gli italiani che emigrarono in massa verso altri stati, i veneti e poi i meridionali che vennero in Piemonte.
L’insicurezza diffusa nella popolazione è un problema serio e come tale va trattato; non è lecito – anzi è criminoso – farne argomento di propaganda per catturare il consenso politico ed elettorale sull’onda dell’emotività e non della ragione.
I provvedimenti che colpiscono indiscriminatamente gli immigrati sono dannosi, non creano sicurezza. Rendere più complesso e lungo il rilascio di un permesso di soggiorno, rendere più difficili i ricongiungimenti famigliari, non permettere a chi avrebbe un lavoro di ottenere il permesso di soggiorno, questo non crea sicurezza ma genera paura e instabilità tra le persone immigrate.
I datori di lavoro - aziendale o domestico - con dipendenti stranieri, sanno bene quanti disagi costi e quanti danni (perdite di ore lavorative) subiscono essi stessi ed il loro personale per ottenere il rilascio od il rinnovo del permesso di soggiorno.
Se la sicurezza di tutti è una cosa seria, allora il problema va trattato seriamente: occorre perseguire chi compie atti delinquenziali, fare processi rapidi, condannare i colpevoli, dare certezze alle pene. Invece, gli stessi gruppi di potere politico che additano gli stranieri come criminali, gli stessi che vogliono introdurre il reato d’immigrazione clandestina, propongono poi di sospendere per un anno i processi per furti, rapine, atti di vandalismo, ecc.
Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale.
Crediamo si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove tutte le donne e gli uomini partecipano consapevolmente alle scelte che riguardano la vita comune.
Per noi credenti poi la strada è una sola: costruire sicurezza con scelte concrete di accoglienza di chi è diverso da noi per mentalità, cultura, comportamenti … ed entra nelle nostre comunità per poter vivere una vita dignitosa, avere un lavoro, far crescere i propri figli nella sicurezza.
Le diversità vanno conosciute e accettate, le persone vanno accolte, occorre collaborare in ogni ambito della vita sociale in nome della comune umanità, della sostanziale unità della famiglia umana nella diversità delle sue espressioni.
La comunità Diocesana non può tacere o lasciare a poche organizzazioni il compito di fare delle azioni di accoglienza e di contrasto al crescente clima di rifiuto dello straniero. Occorre un impegno corale che coinvolga i laici, la stampa e gli organi di informazione cattolici, le associazioni e le organizzazioni ecclesiali, i sacerdoti, il Vescovo.
Consapevoli che i processi di integrazione sono particolarmente complessi e che sino ad oggi nazioni diverse percorrono strade diverse, riteniamo indispensabile correre il rischio della ricerca di vie di integrazione efficaci.
Come credenti vogliamo impegnarci a soddisfare il bisogno che ha ogni uomo e ogni donna di sentirsi inserito in una comunità dove si è rispettati e protetti, dove si faccia continuamente esperienza di accoglienza e collaborazione reciproca, una comunità che recuperi il significato autentico di lavoro prima di pretendere che tutti accettino un qualunque lavoro, una società capace di considerare la diversità come realtà feconda.
Hanno aderito al 25 settembre:
Bazzini Davide, Bider Chiara, Bolengo Graziana, Boraine Raffaella, Bresciani Riccardo, Buttà Rosalia, Calcaterra Colli, Camillo Roberta, Cappa Verzone Fabrizio, Carlon Paola, Cassadonte Silvana, Cavicchioli Armando, Ceria Alessandro, Como Flavio, Converso Cristiana, Foglia Massimo, De Battistini Giorgio, De Battistini Maria Elena, De Lima Rita, Della Mora M. Patrizia, Delpiano Sergio, Demelas Fabrizio, Di Meglio Francesco, Di Prima Marika, Diritti Giovanni, Fenoglio Miranda, Ferraris Gianni, Ferro Giuseppe, Fiorese Marco, Fioretto Zermene, Fogliano Giorgio, Gallana Paolo, Garavoglia Anna, Garzena Laura, Garzena Patrizia, Gastaldi Emanuele, Gastaldi Maurizio, Gatteschi Nicolò, Gatti Carlo, Giacomin Adriano, Giacone Matteo, Giana Livia, Gibello Giovanni, Gibello Piero, Giorda Fausto, Graziola Giuseppe, Gremmo Emilia, Grigoli Pino, Grigoli Valentina, Grubich Sergio, Guglielminotti Bruno, Guglielminotti Daniela, Guzzo Angiolino, Lacchia Cinzia, Lanza Franca, Ledda Gigi, Macchetto Flora, Macchetto Mariuccia, Maffei Flora, Maggia Miranda, Maggia Rosita, Maggia Renzo, Mander Valentina, Martinotti Antonio, Masserano Daniela, Maucci Elisabetta, Mazzucchelli Mariapaola, Naliato Mario, Napolitani Simona, Padulazzi Anna, Padulazzi Maria, Palandri Luigi, Parolaro Maria Lucia, Parolin Alberto, Paschetto Marta, Paschetto Osvaldo, Pavia Angelo, Pavignano Giulio, Pelosi Sergio, Penna Gianfranco, Pesce Enrico, Pessione Susi, Pezzia Fornero Ruggero, Piolatto Sandra, Pozza Angela, Pozzati Edisetta, Pretti Annachiara, Ramella Katia, Ramella Massimo, Regis Elena, Ritossa Claudio, Rollino Gilberto, Sasso Sabrina, Saviano Ida, Scalone Luca, Sciarretta Luca, Simoni Laura, Soggetto Mario, Susta Gianluca, Tambuscio Rita, Trivellato Silvano, Varnero Valeria, Vidano Gabriele, Zana Anna, Zavattaro Renato, Zegna Enrico






