mercoledì, 23 luglio 2008

 

Dall’accoglienza allo straniero

l’impegno per ridare fiducia alla comunità degli uomini.

(www.fratellimigrati.splinder.com)

se intendi aderire e/o lasciare un commento, clicca il comando "lascia un commento" che trovi al fondo della pagina; al termine della sottoscrizione la lettera verrà inviata a comunità parrocchiali,  associazioni, istituzioni pubbliche e private. 

 

Viviamo un tempo segnato dall’inquietudine.

Il lavoro è sempre più precario, le retribuzioni e le pensioni non crescono in proporzione all’aumentare del costo della vita, anzi vi sono persone che perdono il lavoro e devono accettare nuove situazioni occupazionali con salari più bassi e incerti. I prezzi crescenti del petrolio, delle materie prime e dei beni alimentari rendono chiaro che le risorse sono limitate.  Le donne e gli uomini si sentono più soli, cresce l’insicurezza, piccoli e grandi atti di criminalità comune e violenza  vengono rilanciati e amplificati dalla stampa e dalle televisioni contribuendo ad accrescere la paura.

Vincere l’inquietudine e proseguire in una strada di progresso sociale e umano è possibile ma richiede scelte radicalmente nuove rispetto al modo di vivere e di consumare. Ciò metterebbe in crisi l’attuale sistema politico ed economico.

C’è chi non vuole e non può permetterlo, perderebbe il suo ruolo di potere sulla società.

Per non affrontare alla radice i problemi veri  si inventa un nemico, lo si addita alla gente: è lo straniero. È’ lo straniero che  porta via il lavoro, è lo straniero che ruba, che è violento, che ci porta via la casa, che sfrutta le nostre risorse, che mina la nostra identità, la nostra fede, il nostro benessere. Chi ha avuto in casa accanto ai propri anziani una governante dell’est Europa piuttosto che dell’Ecuador o della Bolivia ovvero ha nella propria azienda lavoratori albanesi o marocchini o rumeni o ucraini sa bene che la realtà è molto diversa da come ce la raccontano la televisione ed alcuni giornali nazionali e locali .

 E’ pur vero che una parte dell’inquietudine degli italiani è causata da forme odiose di criminalità e di comportamenti deviati da parte di cittadini italiani e di cittadini immigrati.

Questi fatti non ci autorizzano tuttavia a criminalizzare in massa gli immigrati comunitari ed extracomunitari, anche  se  entrati sul territorio italiano senza permesso, e ancor  meno alcuni di loro solo perché appartengono ad una specifica etnia.

Purtroppo la paura dello straniero e la sua criminalizzazione è un fatto sociale che si ripete nel tempo. Ne sono stati vittima gli italiani che emigrarono in massa verso altri stati, i veneti e poi i meridionali che vennero in Piemonte.

L’insicurezza diffusa nella popolazione è un problema serio e come tale va trattato; non è lecito – anzi è criminoso – farne argomento di propaganda per catturare il  consenso politico ed elettorale sull’onda dell’emotività e non della ragione.

 

I provvedimenti che colpiscono indiscriminatamente gli immigrati sono dannosi, non creano sicurezza. Rendere più complesso e lungo il rilascio di un permesso di soggiorno, rendere più difficili i ricongiungimenti famigliari, non permettere a chi avrebbe un lavoro di ottenere il permesso di soggiorno, questo non crea sicurezza ma genera paura e instabilità tra le persone immigrate.

I datori di lavoro - aziendale o domestico - con dipendenti stranieri, sanno bene quanti disagi costi e quanti danni (perdite di ore lavorative) subiscono essi stessi ed il loro personale per ottenere il rilascio od il rinnovo del permesso di soggiorno.

Se la sicurezza di tutti è una cosa seria, allora il problema va trattato seriamente: occorre perseguire chi compie atti delinquenziali, fare processi rapidi, condannare i colpevoli, dare certezze alle pene. Invece, gli stessi gruppi di potere politico che additano gli stranieri come criminali, gli stessi che vogliono introdurre il reato d’immigrazione clandestina, propongono poi di sospendere per un anno i processi per furti, rapine, atti di vandalismo, ecc.

 

Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale.

Crediamo si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove tutte le donne e gli uomini  partecipano consapevolmente alle scelte che riguardano la vita comune.

 

Per noi credenti poi la strada è una sola:  costruire sicurezza con scelte concrete di accoglienza di chi è diverso da noi per mentalità, cultura, comportamenti … ed entra nelle nostre comunità per poter vivere una vita dignitosa, avere un lavoro, far crescere i propri figli nella sicurezza.

Le diversità vanno conosciute e accettate,  le persone vanno accolte,  occorre collaborare in ogni ambito della vita sociale in nome della comune umanità, della sostanziale unità della famiglia umana nella diversità delle sue espressioni.

La comunità Diocesana non può tacere o lasciare a poche organizzazioni il compito di fare delle azioni di accoglienza e di contrasto al crescente clima di rifiuto dello straniero. Occorre un impegno corale che coinvolga i laici, la stampa e gli organi di informazione cattolici, le associazioni e le organizzazioni ecclesiali, i sacerdoti, il Vescovo.

Consapevoli che i processi di integrazione sono particolarmente complessi e che sino ad oggi nazioni diverse percorrono strade diverse, riteniamo indispensabile correre il rischio della ricerca di vie di integrazione efficaci.

Come credenti vogliamo impegnarci a soddisfare il bisogno che ha ogni uomo e ogni donna di sentirsi inserito in una comunità dove si è rispettati e protetti, dove si faccia continuamente esperienza di accoglienza e collaborazione reciproca, una comunità che recuperi il significato autentico di lavoro prima di pretendere che tutti accettino un qualunque lavoro, una società capace di considerare la diversità come realtà  feconda.

  

Hanno aderito al 25 settembre:  

 

Bazzini Davide, Bider Chiara, Bolengo Graziana, Boraine Raffaella, Bresciani Riccardo, Buttà Rosalia, Calcaterra Colli, Camillo Roberta, Cappa Verzone Fabrizio, Carlon Paola, Cassadonte Silvana, Cavicchioli Armando, Ceria Alessandro, Como Flavio, Converso Cristiana, Foglia Massimo, De Battistini Giorgio, De Battistini Maria Elena, De Lima Rita, Della Mora M. Patrizia, Delpiano Sergio, Demelas Fabrizio, Di Meglio Francesco, Di Prima Marika, Diritti Giovanni, Fenoglio Miranda, Ferraris Gianni, Ferro Giuseppe, Fiorese Marco, Fioretto Zermene, Fogliano Giorgio, Gallana Paolo, Garavoglia Anna, Garzena Laura, Garzena Patrizia, Gastaldi Emanuele, Gastaldi Maurizio, Gatteschi Nicolò, Gatti Carlo, Giacomin Adriano, Giacone Matteo, Giana Livia, Gibello Giovanni, Gibello Piero, Giorda Fausto, Graziola Giuseppe, Gremmo Emilia, Grigoli Pino, Grigoli Valentina, Grubich Sergio, Guglielminotti Bruno, Guglielminotti Daniela, Guzzo Angiolino, Lacchia Cinzia, Lanza Franca, Ledda Gigi, Macchetto Flora, Macchetto Mariuccia, Maffei Flora, Maggia Miranda, Maggia Rosita, Maggia Renzo, Mander Valentina, Martinotti Antonio, Masserano Daniela, Maucci Elisabetta, Mazzucchelli Mariapaola, Naliato Mario, Napolitani Simona, Padulazzi Anna, Padulazzi Maria, Palandri Luigi, Parolaro Maria Lucia, Parolin Alberto, Paschetto Marta, Paschetto Osvaldo, Pavia Angelo, Pavignano Giulio, Pelosi Sergio, Penna Gianfranco, Pesce Enrico, Pessione Susi, Pezzia Fornero Ruggero, Piolatto Sandra, Pozza Angela, Pozzati Edisetta, Pretti Annachiara, Ramella Katia, Ramella Massimo, Regis Elena, Ritossa Claudio, Rollino Gilberto, Sasso Sabrina, Saviano Ida, Scalone Luca, Sciarretta Luca, Simoni Laura, Soggetto Mario, Susta Gianluca, Tambuscio Rita, Trivellato Silvano, Varnero Valeria, Vidano Gabriele,  Zana Anna, Zavattaro Renato, Zegna Enrico

 

 

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categoria:letteraperta
venerdì, 25 luglio 2008

Editoriale Aggiornamenti Sociali luglio 2008 -  B SorgeIl tema della insicurezza dei cittadini continua atenere banco. Se ne da colpa ai  rom e ai clandestini, indicandoli indebitamente tutti insieme col nome di "immigrati". Il problema esiste ed è grave, ma per risolverlo non bisogna farsi guidare dallemotività. Occorre, piuttosto, prendere coscenza della natura strutturale del fenomeno migratorio, valorizzarne le opportunità positive e superarne con coraggio le difficoltà.  ( testo completo cliccando il rettangolo a fianco )

 

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categoria:bartolomeo sorge sj
venerdì, 25 luglio 2008

Il vero cristiano si vede con i clandestini Enzo Bianchi La Stampa 1 giugno 2008Le preoccupazioni che anche recentemente ho avuto modo di esprimere sul clima di intolleranza nei confronti degli stranieri non fanno che crescere in queste ultime settimane.Le poche voci che si levano a chiedere maggior prudenza e discernimento nel parlare e agire in una questione così complessa e delicata finiscono con l’essere sommerse dall'onda di una emotività che, se non creata ad arte, è quantomeno alimentata per ragioni non sempre trasparenti. Parimenti sono trattati come irrilevanti, inappropriati o intempestivi gli appelli alla salvaguardia della giustizia e dei diritti umani o all'accertamento delle responsabilità individuali. (leggi il testo integrale cliccando il rettangolo a fianco)

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categoria:enzo bianchi
venerdì, 25 luglio 2008

Cara signora,  

ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l´altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un´espressione di imbarazzo misto a rassegnazione.smuovere le coscienze don Ciotti 17.5.08

(per leggere il testo completo cliccare il rettangono a fianco)

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categoria:don luigi ciotti
venerdì, 25 luglio 2008

Fermarsi - mondocapovolto giugno 08La storia dovrebbe insegnare, eppure si ripete. Ogni volta che un gruppo umano, una minoranza, viene esclusa, additata come colpevole, si perde un pezzo di dignità. Ogni volta, si semina un po’ di quell’odio che domani farà soffrire altri, o tutti; ogni volta, senza accorgersene, si educa chi è più giovane a credere che la forza risolverà i suoi problemi, a cercare nell’altro, nel più debole, un capro espiatorio che illuda di essere vivi e potenti. (per leggere il testo completo cliccare il rettangono a fianco)

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categoria:mondocapovolto
sabato, 26 luglio 2008

Quando gli svizzeri costringevano i figli dei nostri immigrati a studiare - 29 maggio 2008«Noi non vuole andare a squola, vuole portare sacchi di malta, mangiare polenta sulle impalcature. Ricevere soldini il sabato essere molto meglio». Questa, strafalcioni compresi, era la frase messa in bocca ai nostri bambini emigrati a Zurigo in una vignetta anti-italiana in cui i piccoli muratori immigrati in Svizzera venivano presi per l'orecchio e portati, recalcitranti, a studiare. Era il 1898. E le autorità elvetiche avevano già chiaro un punto: l'integrazione passa attraverso la scuola. Eppure, un secolo e passa dopo, la deputata forzista Isabella Bertolini, commentando il rapporto annuale dell'Istat, ……… (per leggere il testo completo cliccare il rettangolo a finco)

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categoria:gian antonio stella
sabato, 26 luglio 2008

Lerner un giorno qualcuno dovrà vergognarsiSono venuto a questo consesso di "minoranza" perché ho paura che ci stiamo abituando al fatto che l’ingiustizia, il sopruso, il linguaggio dell’odio e la violenza praticata facciano parte del senso comune di questo paese, e che ne facciano parte, per di più, in nome del popolo, perché è il popolo che lo vuole, e che quindi ci si debba adeguare a questa forma della volontà popolare che sembra, in nome del popolo, cancellare la pietà, cancellare gli ideali , cancellare i valori fondamentali di una civiltà e dividere la gente tra quelli che muoiono e quelli che crepano - di nuovo, come è stato tanto a lungo nella storia. ( per leggere il testo completo cliccare il rettangolo a fianco)

 

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categoria:gad lerner
sabato, 26 luglio 2008

di seguito la lettera di alcuni operatori pastorali in mezzo ai rom e ai sinti

Comunicato Pax Christi Italia - dal sito 10.7.2008Assistiamo ormai da giorni ad attacchi sempre più duri verso i più elementari diritti umani. Prima l'obiettivo era rappresentato dall'extracomunitario in genere. Poi è iniziato l'attacco verso alcune etnie in particolare Rom e Sinti. Ora siamo arrivati all'ulteriore affinamento della discriminazione con la schedatura, attraverso le impronte digitali, dei bambini Rom. Questo, secondo il Governo è necessario per evitare l'accattonaggio e stabilire chi ha diritto di rimanere in Italia e chi no. Ricordiamo però che il 70% di questi bambini è di cittadinanza italiana. Perché discriminare solo i minori appartenenti a questo gruppo? ( per leggere il testo completo, cliccare il rettangolo a fianco)

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categoria:pax christi
sabato, 26 luglio 2008

intervista di Zita Dazzi e Roberto Rho, Repubblica 21 giugno

«MIl monito di Tettamanzi e dichiarazione di card. Martinoilitarizzare le città serve solo ad aumentare il senso di smarrimento e la paura. Perché la paura non passa per decreto legge». Guarda dalla finestra del suo studio, il cardinale Dionigi Tettamanzi, e vede una piazza Duomo affollata di milanesi che la attraversano di corsa per spostarsi da un ufficio all´altro, ma anche di immigrati che si incontrano, bevono, bivaccano, litigano. «Non sempre - dice l´arcivescovo di Milano - affacciandomi vedo il cuore della mia città. Molto più spesso vedo piazza Duomo come il teatro in cui tante, troppe solitudini si sfiorano».( per leggere il testo completo cliccare il rettangolo a fianco)

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categoria:card dionigi tettamanzi
sabato, 26 luglio 2008

card. Martino - l'esigenza di futuro non è mai reato20 Giugno 2008 - "L'esigenza di futuro non è mai clandestina e non è mai reato", secondo il cardinale Renato Raffaele Martino, che, affrontando il tema dell'immigrazione, avverte che "non c'è sicurezza senza accoglienza e senza integrazione".  "Sentiamo con chiarezza il dovere cristiano di rafforzare tutti nella speranza: chi giunge in questo paese, chi vi è nato, chi vi appartiene da sempre", ha detto il presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace ad una veglia di preghiera per la Giornata mondiale dei rifugiati organizzata dalla comunità di Sant'Egidio nella chiesa romana di Santa Maria in Trastevere.

 

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categoria:card renato raffaele martino